Il regalo di P

P ieri mi ha portato il suo regalo

e lo adoro per averci pensato per settimane

per aver cercato il ciondolino che diceva lui perché la tartaruga è un tema ricorrente per svariate ragioni (non ultima, lui mi ricorda le tartarughe)

per aver avuto l’ansia di vedere se mi piacesse o meno

per essersi fatto strapazzare tutta l’ora successiva ed essere stato tanto carino 

  
Ovviamente a me i gingilli Pandora e sticazzi non piacciono per niente 

non mi piacciono le cose perlate/pastellate

mi piacciono i braccialetti ma non li porto.

Apprezzo molto che abbia imbroccato il colore che mi piace di più e che ci abbia provato, quindi – tutto sommato – facciamo che sia un regalo bellissimo.

Eccheppalle

Ogni compleanno la stessa storia: gente che nemmeno ricordi esista e amici molesti allo stesso modo.

“Come stai?”

“Dove sei?”

“Che fai?”

A parte che non è che sia mai stata una da grandi novità, perché mi caghi il cazzo oggi che c’ho il telefono intasato e di fatto – anagrafica a parte – da non c’è nulla di diverso da tutti gli altri giorni dell’anno?

Che-palle.

Odio i compleanni e le ricorrenze, come la maggior parte delle persone che non sono capaci di venire a patti con passato e frustrazioni.

Detto questo, sticazzi: ho fatto la frittata con zucchine, melanzane, cipolla e yogurt e mi ha fatto passare il mal di testa  

 Però, una cosa mi turba (“una” è un eufemismo): 

io che non so fingere entusiasmo 

né mi vien bene mascherare il disinteresse

e in generale anche da contenta non do un cazzo di soddisfazione 

come faccio, che ancora non so cosa mi ha regalato P?

Finirà in rissa.. 

Ricette un po’ punk – melanzane pomodoro e mozzarella

In ‘sti giorni non ho cazzi di vivere.

Non per il caldo, a me sudare a cascata più di tanto non turba, ma son momenti da sombrero e saudade, mica da produttività.

Sticazzi.

Qualche sera fa mi ha accompagnata a casa uno dei ragazzi della squadra

– Ti dirò che a volte.. Fai quasi paura, allora non viene sempre spontaneo parlare con te..
– Questo perché tu generalmente sei una capra e spari cazzate senza attaccare il cervello, fai bene a vedermi così 

Non serve un profiler per capire quale delle due voci sia la mia.

Tra i tanti argomenti su cui cago il cazzo al mondo – come sapete – c’è il cibo.

‘Sto ragazzo con cui mi avviavo lungo la strada è pesantemente dermatitico – che poi secondo me è psoriasico ma vabbé – con ‘na panza irragionevolmente gonfia e il tono muscolare di un Teletubbie morto.

Tipo me qualche anno fa, ma io ero comunque più carina.

Mi racconta i suoi disturbi, cazzi e ammazzi, pastiglie di qua e di là ecc

– Ok, ma scusa, la tua panza è ingiustificata, manco con un barile di birra a sera si finisce così a 24 anni, cosa mangi di solito?
– Mah, di tutto.. Carne e pasta, pesce
– E vegetali..?
– Ah no quelli mai: frutta e verdura mi fanno schifo

Ah, non l’avrei mai detto, dai!

Oh, i rugbisti son tutti bambini di due anni:

– Mi fanno schifo i piselli!
– A me piacciono, ma solo freschi o surgelati, quelli in barattolo no
– Eeeh lo so che a te piacciono i piselli

ogni 
volta

la 

stessa 

battuta

(questo era P)

Comunque!, mi sono ripromessa di mandare al tizio qualche spunto per mangiare verdure in modo indolore, quindi son qua che fotografo tutto.. e no, un cazzo: mangio la stessa cosa per settimane, quindi la prossima variante gli arriverà tra un mese, tipo.

Il piatto riproposto da me a me e altri pochi eletti, questa luna è Melanzane in padella pomodoro e mozzarella.

Ci vuol talmente poco a farle che fotografare il procedimento lo avrebbe allungato del 30%.

  1. Mettere su la padella antiaderente
  2. Tagliate meanwhile le melanzane
  3. Mettetele nella padella con coperchio
  4. Tagliate una mozzarella 
  5. Girate le melanzane
  6. Tagliate un pomodoro 
  7. Lavate le stoviglie usate fino adesso
  8. Apponete la mozzarella sulle fette di melanzana e già che ci siete pure il pomoro, coprendo ancora 
  9. Fate passare poco meno di quattro minuti 

Fine della questione.  Al massimo ci stanno sale, olio e origano.

  Ah!, figata – ma non ne avevo in casa – se sopra alla mozzarella, ancora in pentola, date una spolverata di grana e pepe.

Top.

-Proverò!

A voi veder..

Ricette un po’ punk – Cipolle agrodolci

Ieri sera P ha mangiato qui, considerato che se gli dico “Cucino?” risponde “Nooo, mangio dopo” poi arriva a mezzanotte, mangia un bue e va a letto ed è una cosa intollerabile (sono fissata con i pasti frequenti), mi son messa avanti e ho cacciato a cuocere del pollo.

Io il pollo lo metto in padella con due o tre dita d’acqua e basta, così si sgrassa un po’ poi tolgo l’acqua e rimane abbastanza zozzeria in padella per farlo sfrigolare sui due lati gli ultimi cinque minuti.

Avevo quello quasi pronto, una più o meno caponatina preparata a ora di pranzo e insalata, però mi pareva un po’ scialbo come insieme.

– Il pollo è quasi pronto, ci metto un po’ di cipolla e pomodoro?
– Mh, no: preferisco liscio poi al massimo condirlo dopo

ma un senso di incompiutezza mi attanagliava.

– Ma se ci metto un po’ di cipolla e salsa di soia?
– Ma basta con ‘sta mania di mettere la soia dappertutto che mi fa ca-ga-re!
– Uuuh, spé, vado di là a fare ‘na roba tipo come la faceva una mia amica, al massimo te non la mangi

Ho messo a sfrigolare in padella con un po’ d’olio una cipolla di Tropea, in un bicchiere a parte un cucchiaio e mezzo di miele di fiori e l’ho coperto di salsa di soia Tamari (senza glutine) e aggiunto un po’ d’acqua a caso.

Quando la cipolla è appassita ho aggiunto l’intruglio, aspettato che iniziasse a fare le bolle e aggiunto due dei pezzi di pollo più piccoli che stavano nell’altra padella (una coscia e una sovracoscia, il quarto posteriore intero è troppo grande)

Alla fine P ha dovuto riconoscere che era una figata

– Buono così, perché anche se ne hai messa tanta la soia non si sente 

Sè, ciao.

Oggi ne ho fatto un altro po’ a parte che stasera viene a cena un mio amico moltobbello che non mangia cipolla e voglio vedere se riesco a convertirlo.

Mi son scordata di fare le foto delle prime fasi quindi questa è la cipolla appassita con l’intruglio già aggiunto ma insomma: non serve un Nobel per farcela 
La sbobba quasi pronta  

La sbobba sulla mia merenda delle quattro e mezza del pomeriggio  

  (però il pollo non ce l’ho saltato dentro a ‘sto giro che avevo troppa fame)

e la sbobba da sola  

 

Figo, non fosse che c’è una svangata di miele, la mangerei a cucchiaiate.

Edit: mando l’ultima foto a P, risposta:

Si è otturato? 😬😬

“Maturità”

Le scuole superiori son casermoni di cemento brutti qui

il livello di biodiversità nel prato inselvatichito è enorme e testimoniato dalla costellazione di ponfi di varia forma e pruriginosità che mi han simpaticamente ricamato addosso

Presente un costante viavai di studenti e genitori che vengono a vedere i quadri, ancora nessuna decapitazione

L’aria è appiccicosa perché “Rovigo sta tra due fiumi”, manco a catechismo

La batteria è quasi scarica, io ho la cacca ma mi ostino a fumare, ho con me da studiare ma non mi va

Quanto cazzo ci mette P?

  

Come si è arrivati qui – P 10

Io e P ci eravamo infrattati a sorpresa quella sera, direi.

In parte, lo direi: è una di quelle persone che non mi ha lasciata indifferente dalla prima volta in cui ci ho parlato.

Anzi la seconda, visto che la prima era stata nella mia vecchia cucina l’anno precedente e la rimuovo così spesso che anche scrivendo la frase sopra in realtà mi riferivo alla scorsa estate.

È strano l’effetto che mi fa ripensare alla piazza di nove o dieci mesi fa. 

E ricordo molto bene la sensazione incompleta che avevo passando il tempo con lui all’inizio: era chiaro che ci fosse interesse reciproco ma non avrei saputo dire di che tipo, pensavo si trattasse di una di quelle intese indolore e nonostante sapessi a grandi linee che il suo stile di vita era diverso da quello degli altri nostri amici (anche i lavoratori di lunga data non hanno orari così vincolanti ed essendo per lo più dipendenti, ritmi meno cinesi) a volte sembrava di avere a che fare con un bimbo, per entusiasmi e testardia.

Cosa che ai miei occhi malati costituisce una condizione necessaria ad andare via di testa: mai piaciuta la gente pacata, tranquilla, lineare.

Ma poi, a chi la voglio dare a bere?, sapevo perfettamente che sarebbe stato un pasticcio gigante ma non avevo idea del punto da cui avrebbe preso il via e la cosa mi intrigava, mi intrigava moltissimo.

“Mi ricordo che una volta, fuori dal bar del CUS, ti ho vista e ho pensato che prima o poi io e te avremmo scopato”

mi ha detto poi lui, tempo fa.

Ma non mi ci vedevo con lui, non mi ci vedevo parlando e per questo ogni volta in cui mi saliva il pensiero partiva in automatico un “No.”;

non mi ci vedevo passeggiando, perché si capiva che è uno occupato tutto il tempo a pensare ad altro e non vede mai dove sei tu;

non mi ci vedevo ordinando da bere perché dopo averne parlato almeno in tre occasioni – “no, non bevo rum” – ancora mi chiedeva se ne volessi;

non mi ci vedevo con lui la sera in cui ci siamo baciati nella piazza lunga piena di gente e poi ancora lungo la strada verso il parcheggio – più volte senza vedermi in nessuna di quelle

in auto, mentre parcheggiava vicino a casa mia, 

camminando, verso il parchetto del sottomura, fino alle panche di pietra.

Poi

quando dopo mezz’ora passata a menarsi e baciarsi mi ha presa stretta e infilato le mani lungo la schiena, sotto la maglietta, è stato come se da sempre dovessero trovarsi lì.

Ad ogni modo: era il finire di un’estate noiosa, una sera fresca come altre mille

e mentre mi copriva nella penombra sui sedili abbassati dell’auto recuperata al preciso scopo, mi pareva che non avrei dovuto essere da nessun altra parte.

È successo altre volte poi, così: senza pensieri, due o tre.

Poco dopo – quasi subito – sono iniziate le rogne.

Orcoppio – fanculo P

Son così guasta che sbaglio le bestemmie censurate nelle chat con le amiche.

P a dieci giorni da un mio esame luuuunghissimo ha ben pensato di farmi l’unica cosa che non doveva fare.

Perché non ci ha pensato, era triste, è capitato.

(No non ha scopato con qualcun altra, ancora più patetico)

E io adesso non ho tempo per scrivere e sentirmi meglio, non ho voglia di fare altro che insultarlo, non ho modo di calmarmi.

Volevo scrivermi il promemoria perché – come avevo detto tempo fa – non è finita finché non ho finito di scriverla  quindi pare che quest’anno avrò di nuovo i temi per le vacanze.

Quanto mi girano i coglioni

Nella mia personalissima esperienza non è il sonno della ragione a generare mostri: è il Veneto.

Analfabeti, leghisti, rugbisti e P.

Ho mandato gli screen della lite di ieri a Zia Gnocca e ha preso le difese di P – cuore di mamma – perché come Cuginetta, ha la maturità.  

 

No: non è un ’96, è che per tre motivi circa smise di andare a scuola – a metà della quinta e “con una media di tutto rispetto” diceva di lui 7 – per iniziare a lavorare e anche perché ha la testa dura come una colonna di tufo.

Dopo l’ennesimo molla della saga, non mi sono voluta imporre di non vederlo più per non dimenticare quanto sia coglione e quindi non ricaderci di faccia e sentimenti.

Funziona.

Comunque, lui si è sempre battuto le palle di essere rispettoso delle mie esigenze, tempistiche cazzi e ammazzi, troppo occupato a parlare di bicipiti con quei ritardati dei suoi amici.

Quindi 

caz

so.


Ricette un po’ punk

Io sono fissata con la colazione.

A pranzo posso pure biassare tonno al naturale scunzo e tristi fagioli bianchi che odio, il tutto mescolato a riso senza sale e pesto genovese

per cena è regolare che io bissi – a volte senza che abbia fatto nulla di così grave da meritarmelo – il pasto precedente

ma

lcolazione 

la
pretendo

seria

Altrimenti la giornata non parte.

Qualche volta la faccio al bar – pastesenzaglutine-dotato – ma preferisco farla a casa e oggi, presa ispirazione da un video in cui fanno la maialata con la Nutella, ho realizzato la mia versione – molto più sana – di zozzeria mattutina

1 Impasto per pancake in padella, quando inizia a far le bolle – quindi ad acquisire consistenza – aggiungere cioccolato  

2 Ricoprire con un altro po’ d’impasto  

 

3 Mandare questa foto a P così rosica (“io sto mangiando insalata invece”)  

 

4 Mettere questa su Fb, così rosicano tutti  

 

Impasto pancake:

quantita casuale farina bianca senza glutine 

quasi la stessa quantità di cui sopra ma di farina di grano saraceno 

una busta di lievito non vanigliato

una dose random di bicarbonato (la farina senza glutine se no lievita poco, se lo aggiungete ad un impasto normale immagino prenderà vita, cercherà di conquistare la città e dovremo chiamare gli Avengers) 

un uovo 

olio di semi

metà latte e metà acqua fino a che vi pare

Rusticani 

– Ah comunque quelli che mi chiedevi, i rusticani, non capivo cosa intendessi perché noi li chiamiamo amole

– Ah sì?

– Sì, o pruni

– Non mi piace come nome

– Perché sono della stessa famiglia delle prugne..

– Vabbè che c’entra, pure io e mia zia siamo della stesse famiglia ma mica ci chiamiamo uguale 

– Questa cosa non ha senso!

(dai, un po’ sì)