Un altro post, su una cosa fica

Mi capita spesso, di sentire bistrattato il corpo e – insignitamente – il cervello

perché quanto di “elevato”, “aulico”, “poetico” possiamo produrre, sembra considerato un fenomeno a sé

come se non avesse basi biologiche ben note, come se non fosse – il nostro stesso corpo – capace di trucchi, che somigliano a magia.

Quindi ho messo qui una cosa, che secondo me è una figata:

http://pellicanopapers.com/il-retro-degli-occhi-1-2/

Adesso vi racconto questa (4) OGGI

[…]

Così, archiviati i transitori malumori, ho incontrato Kin e Cicci, che mi hanno parlato più diffusamente di questo progetto: un piccolo magazine online, per trattare quanto secondo loro, i siti più consolidati tendono a tralasciare:

iniziative piccole ma interessanti, punti di vista godibili, spunti misti e – in generale – qualunque cosa possa meritare un’occhiata o una lettura.

Le mie scarse doti di sintesi, forse non rendono giustizia al concetto.

Comunque, all’inizio, non mi era chiaro il grado di accuratezza con cui l’idea era stata impostata, invece la storia è proprio ben articolata.

Alla fine, dopo svariate chiacchiere e settimane, cose brutte e relativa difficoltà a produrre scritti di senso compiuto, abbiamo trovato un senso a quello che avrei potuto scrivere per loro.

L’accordo è stato siglato a dovere.

Post come questo mi hanno sempre lasciato la voglia di spiegare cose di scienza che ho imparato studiando, con la personalità che troppo spesso non gli si riconosce;

in fondo sono convinta che, se da un lato è la chiave di lettura umana a obbligare un certo inquadramento, d’altra parte è come funzioniamo, a impostare la chiave di lettura stessa (suppongo di averla copiata a Kant).

Un gatto che si morde la coda, insomma: siamo fatti così perché funzioniamo così, o funzioniamo in un certo modo perché è così che siamo fatti?

Non aver ancora trangugiato il mio canonico litro di caffè, mi rende vagheggiante.

Mi mancava un posto dove ficcare le mie fantasie sul tema:

come ci corrono i segnali dentro, l’orchestra di minuscoli ottoni (per modo di dire: vincono Sodio, Potassio, Cloro, Calcio, Zinco eccetera) che dà spettacolo in ogni istante della nostra esistenza, i ciuffi di corrente in frenetico sbuffo dentro di noi.

Senza dilungarmi oltre, ora un posto ce l’ho.

Ed è anche fico.

E sarà online oggi alle 12.00.

Beh, devo dirlo: nonostante la mia scarsa inclinazione all’entusiasmo

quasi quasi, non vedo l’ora.

Adesso vi dico questa (1)

Qualche settimana fa, mi sono incazzata a morte.

Una sensazione strana: quando sembro arrabbiata, ho solo in carica una certa personalità che è fatta così, che si sente infuocata e non conosce altro modo di essere

arrabbiarsi ex novo invece, è particolarmente sgradevole e può arrivare a far venire il mal di testa (ricordo che, fuori di sbalzi patologici, ho scarsa dimestichezza con le emozioni base)

(sfigata).

Comunque, il tutto inizia quando mi aggiunge su Instagram l’ex morosa di Alck.

Strano” penso, “i miei social sono pubblici. Fosse curiosa di farsi i cazzi miei, non avrebbe bisogno di aggiungersi ai contatti”.

A dire il vero, mi pareva strano ugualmente: i miei social sono pubblici e – soprattutto – di cazzi miei, sopra non ce ne sono.

Quello che sapevo io di lei era: la giovane età, che per qualche anno era stata la morosa di Alck, l’insospettabile origine estera e che si erano lasciati, due anni prima che lo impezzassi io. Dato minimo di rito, sulla storia più recente.

Non c’erano state sovrapposizioni, non c’erano motivi di aver a che fare e non mi veniva in mente niente, al di fuori di Alck, che ci potesse collegare.

[…]