Che grande inculata la nostalgia

Madonna, sono in quella fase a dondolo tra disprezzo intenso e nostalgia totale.

Mi manca Alck. E per articolare il pensiero ho bisogno di una sigaretta e di una doccia, poi potrò riprendere a scrivere.

No, niente doccia, chissenefrega.

Non era sufficiente farmi vivere mesta per anni, prosciugata dalla fatica di digerire lo stare con lui, senza scrivere, sempre stordita, sempre in allerta. No.

Mi lascio da sola, perché figurati: a lui andava benissimo continuare a ignorarmi, poi lui comincia esattamente quello che io avevo disperatamente desiderato facesse tutto questo tempo, e subito dopo smette di parlarmi. Mi sarei sentita meno tradita se lo avessi colto nell’atto di trombare mia madre.

Per ogni cosa che mi fa pensare “Ho fatto la scelta giusta” mi vengono in mente due o tremila cose che mi mancano. Eppure, ero talmente infelice da non poter essere niente. Che cosa strana l’allontanarsi.

Comunque, ieri ho provato a chiamare l’Agenzia delle Entrate e non mi hanno cacata di striscio. Ritenterò, ma direttamente alla loro porta. Il resto delle cose che dovevo fare l’ho fatto.

Oggi vorrei correre, passare in ufficio e lavorare un paio d’ore, poi scrivere un po’. Nel mezzo, ridurre la pila di piatti accumulati nella mia piccola cucina di recupero, e magari finire le lavatrici.

Ah, ma prima FINIRE IL QUESTIONARIO PER LA DIAGNOSI DI ADHD.

Ho troppe cose da raccontare, escluso Alck… da dove comincio?

Cominciamo

Mi sto lavando i denti. Sono dieci minuti alle undici di mattina, ho già cazzeggiato troppo, fatto la doccia (con il pigmento di rosa cafonissimo che mi sono piazzata in testa che ancora mi gocciola sul naso), incrociato un video YouTube sul canone Rai che io manco dovrei pagare e sono 3 anni che mi dico “Adesso lo faccio togliere dalla bolletta”.

Ho anche richiesto il passaporto 2 anni fa ed è ancora in questura, ma non ce ne occuperemo oggi.

Oggi devo chiamare l’Agenzia delle Entrate e chiedere questa cosa del canone.

E fare qualche storia sull’account Instagram della mia titolare (beh, della sua azienda, in cui io lavoro decisamente troppo). È più di un mese che rimando.

Magari lavare due piatti, ma non esageriamo con l’ambizione.

Devo fare queste cose e uscire di casa al massimo alle 13.10 per un turno che terminerà alle 22.00. Non ho raccontato niente di questo lavoro mi sa, e dovrei, perché a me diverte moltissimo.

Ma adesso mi asciugo e provo di concludere qualcosa.

Il mio cervello è una distesa di figurine scompagnate da vecchi album mai completati

Alck non mi parla più da qualche settimana, nel senso che non risponde ai miei messaggi, nonostante fossimo rimasti d’accordo di mantenere i contatti. “Mi fa stare troppo male”, aveva poi rescisso lui. Ma vedi un po’ di andartene affanculo. Le solite minchiate. Mentre io mi odio perché avrei proprio bisogno di parlare con lui, dato che la mia colonna vertebrale sembra fare bizze diffuse.

“Bene, lei lamenta una mancanza di sensibilità alla pianta del piede destro, ma le sue braccia sembrano stare molto peggio delle sue gambe… che interessante!”

“Grazie Dottoressa, modestamente non è la prima neurologa che me lo dice”.

Io per anni sono stata quasi esclusivamente con Alck (intendo proprio come quantità totale di tempo), con chi dovrei avvertire il bisogno di parlare di questa cosa, oggi che mi sono un po’ spaventata, mentre aspetto la risonanza “Urgente” a febbraio?

Il fatto che lui non se ne sia preoccupato minimamente, sapendo che potrebbe essere un nonnulla come una roba orribile (più tutte le sfumature nel mezzo, tendenti a infinito), mi fa davvero arrabbiare. Vabé.

Ma è inutile pensare a lui, averlo come sottofondo ai pensieri, perché è sempre stato un rapporto a senso unico e partecipante solitario. Però mi dava la – a tratti controproducente – percezione di non essere sola.

Io, da sola, mi perdo. Mi sciolgo nel tempo tra le lancette, divago dieci minuti e sono passate quattro ore. Fatico a tenere il passo, spesso, e nel restante tempo sclero e recupero 3-4 giorni in due, ma degli altri resto indietro. Mi serve una forma di disciplina.

Si può usare un blog, per questo? Si può scrivere online giocando al diario per dire ad alta voce quello che vorresti che qualcuno ti aiutasse a ricordare di fare il giorno dopo? Non lo so, ma penso mi tocchi provare. Anche perché il canone e il passaporto non sono questioni che si risolveranno da sole.