Come dovrebbe essere

“Vuoi una bustina di lubrificante gusto tropicale? L’abbiamo trovata nei preservativi e non sappiamo che farcene”.

Ogni volta che Char sistema la stanza, pare stia svuotando la borsa di Mary Poppins, solo che ha gadget più interessanti di scope e attaccapanni.

Però, ogni volta che mi viene in mente la lubrificazione vaginale, non posso fare a meno di pensare alla mia amica Lu.
La Lu è sposata da qualche anno, ha ricci biondi, una bimba piccola e la prima volta che mi confessò chi fosse il tipo che stava vedendo di nascosto – il quale poi sarebbe diventato suo marito – ho riso due minuti e mezzo giusti giusti, perché io lo conoscevo da una vita e perché loro si erano conosciuti sostanzialmente litigando sul tema dell’immigrazione.
Lei mediatrice culturale di formazione, lui (non ho mai capito che lavoro faccia esattamente), per nulla.
Che poi, all’atto pratico è una delle persone più tranquille che abbia mai incontrato, ma al bar in cui noi ragazze si lavorava i discorsi degli avventori andavano sul medio-becero.

Si sono conosciuti bisticciando, hanno proseguito facendo pace ed a quanto pare l’hanno fatta molto bene: pochi mesi dopo eravamo davanti alla biblioteca del paese e non ricordo a quale mia affermazione lei rispose quasi piccata, che “Ah non lo so perché mi fa così, ma appena mi tocca divento un lago di schifo!”.

Stamattina stavo raccontando a Char che sto di nuovo bisticciando con P, su una cagata eh, ma ho resistito quanto: 36 ore senza di nuovo fare la femmina?
Non va, mi pare.
Non dovrebbe essere così.

Dovrebbe essere che ci si guarda negli occhi e si è contenti, che si sta insieme ridendo e basta e che quando ti tocca tu diventi un “lago di schifo”, una di quelle robe che disgustano tutti meno i due che ci nuotano dentro.
Al momento, sto dalla parte dei disgustati (e ci tenevo che chi mi legge mi facesse qui compagnia).