Para dura

Ho la testa annodata di roba che non riesco a tirare fuori: è troppo piena e il contenuto non passa e se cerco di tirare un filo per dipanare la massa, ottengo solo che si allacci più stretta. massa

Ho una cosa da concludere, non voglio rischiare di dover non sapere mai cosa sarebbe potuta diventare.
Il resto, l’ho lasciato stare. Non importa che penso ancora quanto vorrei passare con lui un’altra giornata, è una nostalgia forzata. C’era poco da fare, non ci andava di faticare.

Comunque sono felice e non penso mi fosse ancora successo. Esserlo, non è una magia vuota colorata in modo gioioso: è un pendio scivoloso e non l’avrei mai ammesso fino a quando ho capito che l’aver avuto torto in quasi ogni convinzione è una cosa con cui si fa pace quando il cuore è tranquillo e la mente sa e tace.

Stanotte ho fatto un brutto sogno, di quelli che ti svegli e hai il cuore spezzato e ci ho messo un paio d’ore a sistemarlo: non si era proprio rotto, solo ammaccato
sbattendo contro al fatto che sei un incubo di cui ho bisogno, a metà strada tra il niente e il passato

 

Advertisements

Incubi e pagnotte

Ieri sera mi stavo addormentando arrabbiata con P.

Per nessun motivo in particolare, solo tutti quelli vecchi messi insieme perché quando i rapporti sfumano anche il nervoso c’ha sto tono pastellato che alterna da più a meno intenso a seconda delle fritture.

Poi mi ero appena vista Still Alice.

PARA.

Mi son detta: “No! Non assopirti con questi rimuginii: fuma una cicca, svegliati a quest’ora indegna rendendo inutilizzabile la mattinata di domani e almeno non sognerai robaccia”.

Ma il mio ego mica è scemo e sa impastare le mie intolleranze alimentari, interpersonali e paranoidali tutte insieme con inusitata maestria mettendo su scenette ansiogene di ridicoli contrappassi.

Ho sognato che inavvertitamente

mangiavo
un
kg

di 
pane 

 Ho un subconscio semantico e gran facciaddimmerda.