I casini sentimentali quando sei fuori di testa + video

Come chi mi legge da tanto sa (e sono commossa dalla loro presenza, davvero), ho speso tante di quelle ore a scrivere di varie seghe mentali riguardo a varie persone

che se avessi impiegato altrimenti le mie energie, a capo di Tesla ci sarei io.

Elon, tu sarai un genio ipercinetico, ma nessuno ha mai raggiunto le mie vette di processazione dati. Su dati inutili, almeno.

Quando stavo male, il grado di sclero riguardo ai rapporti interpersonali era clamoroso. Nella mia testa. Perché il fragore con cui mi rimbalzavano in mente era impossibile da superare.

L’avevo capito anche prima della terapia, che si trattava dell’estenuante ricerca scientifica per testare l’efficacia della narrativa sempre in corso nella mia testa. Madonna, che modo complicato per dirlo… il punto è che al centro del mio mondo c’era solo il disagio, fisico e mentale, così chiunque comparisse all’orizzonte diventava l’interprete di un ruolo già scritto, che non dipendeva affatto da lui, nella costante replica di qualcosa che avrei infinitamente voluto trattenere.

Vabbè.

Mi chiedo come vivano gli altri, specie se abbastanza fusi da non riuscire a vivere nel range della normalità (che per me corrisponde al non lasciarsi sopraffare la vita quotidiana dai pensieri), i sentimenti.

Non solo per i possibili o esistenti partner. Negli affetti in generale.

Perché quando si racconta un’esperienza riferita a uno specifico quadro, nel tentativo di avviare una conversazione si rischia di considerare come normale nell’anormalità, solo la propria esperienza

tracciando nuove esclusioni.

Qui ci ho fatto il breve video a riguardo

Il mio primo commento negativo su youtube! E un nuovo incontro

Che figata eh.

In realtà il commento è di più di una settimana fa ma nell’ultima decina di giorni il mio umore non era in formissima: avevo provato a fare un video di risposta (anche P che non è social ma usa YT mi ha detto che si fa così)

(questo è il video sotto al quale è arrivato il commento guasto)

il mio tentativo si era tradotto in una sòla, una perdita di tempo e la cosa non aveva aiutato la giornata

quindi ho lasciato passare altri giorni.

Ieri ho preso il caffè con una persona della zona conosciuta su FB, una donna con diagnosi di una certa imponenza sulla carta. Ammetto che non sapevo cosa aspettarmi, perché l’avevo letta molto contrariata dal mio primo video, in seguito a condivisione su social, quindi era un interrogativo.

Ho trovato ad aspettarmi al tavolino del bar in cui ci eravamo date appuntamento, una persona delicata, sensibile, molto conscia dei pesi usati facendo il bilancio della propria vita.

A. ha una voce soave che sembra scusarsi dell’essere uscita, tanti nodi dentro e la capacità di raccontarli partendo dai fili in comune con chi ha davanti.

Racconterò meglio di lei in un altro momento, adesso volevo solo scrivere che è stato il caffè insieme a riappacificarmi con l’umore storto degli ultimi giorni, con l’ultimo bisticcio avuto io e Alck, con la fatica di tenere su una traiettoria molto precisa i miei programmi.

Quindi, molto più tranquilla di quanto avessi abozzato nella brutta copia precedente, grazie ad A. ho risposto in modo molto più vicino a come intendevo fare fin dall’inizio:

Com’è andato il primo video

Prima che mi scordi, questo è il link al secondo video.

Le reazioni al primo sono state molte più di quante mi sarei aspettata:

in diversi mi hanno raccontato la loro esperienza e ho chiesto il permesso per parlarne in futuro: per quanto scomoda, la mia vicende è estremamente più semplice di quella di troppi altri

e ho avuto il privilegio di ogni occasione per tentativi di ripresa che mi sia servita.

Poi c’è tutto il discorso che, per una serie di ragioni, io posso sentirmi a mio agio nel parlarne

altri no, sia perché la loro condizione clinica non è comoda per niente, sia perché troppo spaventosa o dolorosa l’idea di sottoporsi al giudizio degli altri.

Tutti sentimenti assolutamente rispettabili e motivati, per questo mi pare il caso che chi – come me – è nella condizione di farlo, dovrebbe adoperarsi un po’ e tentare di diluire questo senso di diffidenza e scoramento che accompagna l’argomento.

Mi è capitato di triggerare un paio di persone, che si sono sentite punte da come ho posto la questione, in qualche post sparso per la rete

ci siamo messi a posto in due minuti, nessun problema, ma lo sforzo di scegliere le parole è abbastanza… imponente.

Io capisco molto bene le persone (il più delle volte) quando le ho di fronte però. Difficile regolarsi mentre ci si sente idioti fissando un cellulare di traverso.

Ma va bene, anzi: benissimo. È così che si impara, solo che mi spiace non poter dire tutto insieme perché molte delle osservazioni o commenti che ho ricevuto – in privato soprattutto – sono cose di cui a mia volta sono convinta

ma non potendo fare un kolossal dei pipponi, verranno fuori mano a mano.

La cosa più soddisfacente è stato vedere che – esattamente come al bar – sono tanti ad aver voglia di parlare di salute della mente, di ricerca del benessere e anche di psichiatra e psicoterapeuta.

La cosa che mi sta facendo più impressione è che YouTube Italia non mi sta suggerendo video simili e temo significhi che non ce ne sono.

Mi spiego:

per tenere vivo l’Inglese (e anche perché sono pochi i video interessanti in Italiano che ho incrociato nel tempo) sono abituata a seguire canali stranieri.

In inglese c’è di tutto: trash, didattico, brillante, formativo, informativo, racconti e così via.

Pensavo che la carestia di video interessanti dal nostro Paese, fosse più che altro una questione di algoritmo: il sito sa che io guardo certe cose in una certa lingua e mi mostra quelle, supponevo.

Invece… nonostante con l’account che sto usando io guardi per lo più video nostrani… non mi arrivano grandi suggerimenti. Qualche grosso, grossissimo canale (Breaking Italy, Montimagno, Bressanini quando pubblica, Butac, Tia Taylor che però fa video in inglese perché americana trapiantata….) e il resto sono pettegolezzi e bisticci.

Al momento la cosa mi deprime parecchio, spero sia solo una mia percezione fuorviata.

Vedremo cosa succederà con i prossimi, nel frattempo ho chiesto a una psichiatra (diventata cara amica in quanto mamma di un’amica storica) di fare aperitivo per carpire qualche suggerimento e chiedere un paio di dritte.

Visti i gravi problemi che affliggono la mia capacità di “montaggio“, forse sarebbe il caso di pagare da bere anche a un videomaker

FUNFACT: non posso modificare l’immagine statica del video

e la cosa già inizia a risultare… interessante!

(E INGUARDABILE!)

Claire Wineland è vissuta

Claire aveva 21 anni, la fibrosi cistica spirito da vendere.

Ci aveva quasi lasciato le penne a 11 (setticemia, collasso polmonare etc) e, risvegliata dal coma farmacologico, iniziò a costruire una no-profit che vide la luce l’anno dei suoi 13.

Parlava in giro, faceva video, l’ho conosciuta mentre guardavo Ted Talks, se ricordo bene ne ha fatto più di uno.

Quando ho iniziato a pensare di fare video, è lei che mi sembrava l’esempio migliore: pochi fronzoli, idee chiare, zero editing.

Claire parlava della malattia in modo relativamente inedito. Diceva, dei malati cronici: non possiamo aspettare che un malato inguaribile diventi sano, perché meriti di godersi la vita.

Diceva anche che sapere di aver poco tempo, le faceva crescere l’urgenza di vivere slowly: con il tempo di gustarsela.

E sapere di avere poco tempo è chiaro, quando vieni rianimato più volte in un pugno d’anni: non ti rimane il lusso di allontanare virtualmente il pensiero.

Pensate che microscopico sadismo, opera la natura, con una malattia come la CF…

le nostre cellule – più di tutte quelle che producono secrezioni – sono dotate di canali.

Il canale che fa entrare e uscire il Cloro è molto importante per le funzioni vitali.

La CF causa una delezione: la collanina di aminoacidi prodotta dalla manifattura nucleare, che dovrà ripiegarsi per formare il canale da inserire in membrana una volta pronto, è senza un pezzettino.

Delta 508, delezione 508. Manca un pezzo in posizione 508.

Così, dal nucleo, il semilavorato difettoso viene riconosciuto dai meccanismi di sicurezza della cellula.

È rotto: niente, lo cestiniamo.

L’ironia crudele sta nel fatto che quel preparato, pur difettoso, se riuscisse ad arrivare dal nucleo alla superficie, dalle profondità della cellula al suo confine – la membranafunzionerebbe.

Funzionerebbe! Ma è fatto male, e il controllo qualità non lo lascia passare!

Così, per questa sadica ironia, Claire è morta e allo stesso tempo vissuta in modo tanto impattante.

Senza questo difetto, non avrebbe parlato in giro per il mondo e per la rete, non l’avrei seguita per anni, non avrei visto negli ultimi mesi ogni giorno qualcosa di suo, non avrei aspettato insieme a centinaia di migliaia di altre persone e con lei il suo trapianto di polmoni.

I polmoni sono tra gli organi più rapidamente danneggiati dalla CF.

Senza questo difetto non l’avrei “conosciuta” e tifato per lei.

Senza uno schermo di mezzo, forse non avrei avuto scontata fiducia nel buon esito del tutto.

Che non c’è stato: Claire ha subìto il trapianto, è andato bene, poi un infarto cerebrale l’ha spenta.

Hanno provato per giorni di riaccenderla, ma il danno era troppo esteso e anche procedendo con la terapia intensiva, non sarebbe più stata lei.

Le hanno staccato la spina, come aveva più volte chiarito di volere.

È strano e insieme no: è come se a morire fosse stata un’amica.

Lo scrivo qui per obbligarmi a farlo – consigli ben accetti

Da ormai qualche mese mi ero proposta di registrare un paio di video.

Tra l’inizio da Zack e l’ancora precedente visita dal Dr Luke lo psichiatra, è un pezzo che la ripresa della salute mentale si è prepotentemente fatta strada nelle mie giornate.

E va là!

Come sempre, parlo relativamente poco di affari miei (preferisco scriverne) ma è anche vero che ho pochi filtri.

Quindi, se nei primi tempi mi veniva domandato come stessi o qualcun altro dei convenevoli che mi annoiano molto, rispondevo cose tipo “Mah, insomma: ho il cervello inceppato. Lo psichiatra dice che si può mettere a posto ma ci vorrà un po’”.

Oh: mi si fa una domanda, io rispondo. O vado via, dipende.

La solfa “ciao-bene-grazie-tu” mi fa venir voglia di prendere a schiaffi l’interlocutore, talmente l’ho sentita. Ed è anche profondamente ridicola per almeno un altro motivo: che le cose non vadano bene già è faticoso, fingere non sia così è ulteriormente faticoso e a me rompe infinitamente il cazzo parlare di nulla;

non so: a ‘sto punto martelliamoci direttamente i trillici a vicenda, quando c’incrociamo.

Se ho un po’ di tempo, mi piace aprire la strada:

Ciao! Come stai?!

– Insomma: mi hanno detto che sono matta, a parte questo tranqui. Tu?

– … ahah…ah, io… bene…

Ma “bene” COSA, che i tuoi muscoli del collo son più tesi dei tiranti di un tendone da circo e stai serrando tanto tra loro i molari per mantenere in postura il sorriso, che ti si sgretola la batteria di otturazioni.

– Ah sì? Sembri un po’ di fretta, tutto ok…?

(Il “di fretta” suona sempre meglio di “teso/a” o “stanco/a” e tendenzialmente le donne si agitano meno così: più di frequente le femmine preferiscono tentare di dissimulare rogne e fatiche, altro discorso con i maschi, a prescindere dal sesso poi dipende da persona a persona partendo dal presupposto che la confidenza non è molta).

BRAM!

A questo punto ti ascolti il problema o qualcosa che ci va vicino, incoraggi un po’ e l’altro se ne va un po’ meno peggio di come è arrivato. Almeno ha ricevuto interesse.

A parte le mie collaudatissime tecniche, la quantità di reticenza e terrore davanti a qualunque cosa riguardi il cervello, è tristemente ironica.

Siamo messi così male, che ci spaventa l’idea di prenderci cura del nostro cervello ma non delle nostre ginocchia.

Ora, capisco che sia desolante il numero di persone che usano più le rotule dei neuroni, ma insomma: non serve un gran volo pindarico per rendersi conto dell’ordine corretto delle priorità.

Non dico tutti dovrebbero andare in terapia, anche perché si tratta ingiustamente di un trattamento di lusso per ora, ma cercare di trattarsi meglio dentro al cranio con almeno un quinto dell’attenzione che mettiamo in quello che mangiamo, dovrebbe essere scontato.

Di qui, vista l’impossibilità di fermare tutti per strada per erogare lo stesso promemoria, considerata la facilità con cui si può realizzare, un qualche video sul tema a riguardo penso potrebbe aiutare.

Anche solo a sentirsi meno soli.

Solo che mi vergogno – vado forte live, ma in video… – e trovo scuse e non è immediato trovare un registro adatto a più persone alla volta.

Quindi, oggi inizio a provare e lo scrivo qui per prendere un impegno a scadenza entro la fine del mese (vorrei prepararne più di uno prima di metterne fuori).

Vediamo come va.

È una puttanata?

Buon Pomerdiggio

La seconda parte di questa giornata, che chiameremo luvedì
la battezzo pomerdiggio.

Merdiggiare pallido e assorto 
fuggo dall’acqua e ho il fiato corto.

In realtà sono riuscita a ripararmi prima dell’acquazzone, ma mentre più pedalo in fretta più mi viene da poetare.

Ogni tanto parlo in rima, tipo un personaggio sfigato di Topolino. E scrivo in rima, involontariamente.

Dovete assolutamente guardare Cosmos, documentario a puntate di quaranta minuti che insegna un mucchio di cose. E leggere la rubrica de Il Post sulle parole, tutte quelle che noi – cresciuti senza Youtube, abbiamo imparato dagli insulti di  Zio Paperone.

A questo proposito, Neil deGrasse Tyson, astrofisico, divulgatore e narratore di Cosmos 
una sorta di Piero Angela nero e baffuto
parlando del guscio di asteroidi che ci avvolge la galassia, dice in una delle puntate:

“Il fatto che molti di noi conoscano il nome di assassini
ma non hanno mai sentito di Jan Oort
cosa dice di noi?”

Hey Neil, parla per voi
noi che siamo cresciuti con le dritte giuste lo sappiamo:

Eta_Beta1
la Nube di Oort è il luogo dal quale
vengono le comete.